martedì 2 novembre 2010

Aperitivo in Concerto a Milano - Dal 31 Ottobre 2010 al 27 Marzo 2011

“Aperitivo in Concerto” giunge alla sua ventiseiesima edizione. La rassegna prodotta e organizzata al Teatro Manzoni di Milano da Mediaset e Publitalia '80, in collaborazione con Tre e Peugeot rappresenta da anni un caso ben particolare. Innanzitutto perchè è interamente sostenuta e finanziata da fondi privati (fatto, purtroppo, ancora non frequentissimo, in Italia); perchè ha sin dalla sua nascita (inizialmente più attenta alla musica accademica europea) puntato su nuovo repertorio e nuovi interpreti; perchè da anni conduce un'esplorazione accurata e approfondita del processo di globalizzazione all'interno del mondo musicale, offrendo testimonianze preziose di linguaggi nuovi o riscoperti, di sincretismi, di contaminazioni e delineando un inedito panorama della creatività musicale internazionale ai nostri giorni. Ciò avviene in un contesto nazionale e locale in cui innovazione e sperimentazione musicali che non siano eurocentriche e museali sono largamente assenti. Non a caso, la programmazione di “Aperitivo in Concerto” da lungo tempo ormai s'è impegnata nel presentare eventi caratterizzati solo ed esclusivamente da un pensiero fortemente originale e creativo, al di là di ogni steccato stilistico o linguistico. La ventiseiesima edizione di “Aperitivo in Concerto” ha dato particolarmente spazio al ritorno delle orchestre nel mondo della musica improvvisata, a quelle che all'epoca dello Swing venivano definite infernal machines, macchine infernali da ritmo, meccanismi implacabili nel delineare la potenza espressiva del jazz attraverso la metafora delle orchestre sinfoniche europee, trasformate in equivalenti improvvisativi ma con un diverso risvolto teatrale, in cui intrattenimento e impegno si incontrano e si fondono. Sulla scia di maestri come Gil Evans, Bob Brookmeyer, Bill Holman, Bob Florence, Maria Schneider e altri, autori di eccezionale bravura e di sbrigliato estro creativo come l'israeliano Avi Lebovich, il pluripremiato canadese Darcy James Argue, il danese Pierre Dørge (con la storica e colorita New Jungle Orchestra, con ospite speciale il leggendario sassofonista John Tchicai), gli americani Travis Sullivan con la Björkestra (straordinario progetto orchestrale esclusivamente dedicato alle musiche di Björk, con ospite speciale il grande trombettista Dave Douglas) e Andrew Durkin con Industrial Jazz Group (orchestra californiana semplicemente spettacolare per virtuosismo e impatto teatrale), danno vita a un pensiero musicale colto e coinvolgente al tempo stesso, in grado di attingere ad ogni linguaggio musicale e di esprimersi con un affascinante livello di creatività. Si tratta, all'interno del cartellone, di una vera e propria rassegna, di fortissimo impatto anche spettacolare, che delinea non tanto il presente di un'area significativa della musica improvvisata, quanto il futuro di essa.

Grande attenzione è stata inoltre data ad artisti che si sono distinti per la capacità di rinnovare il repertorio improvvisativo contemporaneo, sia come autori che come interpreti, pur mantenendo una singolare capacità di dialogare con il pubblico nonostante la grande sofisticazione del proprio eloquio musicale. Un compositore e strumentista di vaglia come il contrabbassista Ben Allison (affiancato da trascinanti virtuosi come la violinista Jenny Scheinman e il tenorista Michael Blake); un clarinettista e creativo ricco di straordinarie risorse espressive come Matt Darriau, notissimo solista dei Klezmatics (in una sottile e arguta rilettura di una serie di “classici” degli anni Venti e Trenta, affiancata da musicisti come Frank London e Curt Hasselbring); un genio dell'improvvisazione come il grandissimo trombettista Wadada Leo Smith, che rilegge e reinterpreta con un approccio visionario quanto spiritualmente illuminante quel “jazz elettrico” e funky inventato da Miles Davis; la versatilità, l'espressività, il virtuosismo lirico e straordinario dei 3 Cohens, gruppo di ben noti strumentisti come Anat e Avishai Cohen, oggi fra i più popolari artisti della scena newyorkese e di Tel Aviv; la storica maestria di un gigante della musica del Novecento come il celebrato contrabbassista Charlie Haden, a capo di un gruppo come Quartet West, sofisticato autore e interprete di pagine che rendono omaggio agli anni noir della cultura californiana: tutti loro concorrono ad offire un acuto ritratto della nostra frastagliata ma eccitante contemporaneità.
Com'è tradizione di “Aperitivo in Concerto” non manca un tributo alla grande storia del jazz: ritorna il leggendario pianista sudafricano Abdullah Ibrahim, che guida il gruppo strumentale Ekaya, una fra le sue creazioni più appassionanti, in cui la tradizione musicale africana si fonde con la più trascinante vena improvvisativa.
Una prima mondiale arricchisce il ventiseiesimo cartellone: una vera e propria maratona affrontata da ben dodici gruppi musicali che, come in una sorta di gigantesco iPod, presenteranno di seguito il Book of Angels, nuovo “canzoniere” musicale ideato dal genio inarrestabile di John Zorn. Da Dave Douglas a Medeski, Martin & Wood, da Joey Baron a Cyro Baptista, da Erik Friedlander a Electric Masada, da Sylvie Courvoisier e Mark Feldman a Marc Ribot, da Jamie Saft a Mycale, da Ben Goldberg a gruppi come Dreamers e Bar Kokhba, sfilerà sul palcoscenico del Teatro Manzoni l'arte prorompente di uno fra i più grandi autori della nostra contemporaneità. 

Articolo tratto da: Aperitivoinconcerto.com


Per Info e Date www.aperitivoinconcerto.com 






































lunedì 1 novembre 2010

Giovanni Allevi - Il pianista virtuoso

“Stiamo tornando nel Rinascimento italiano, dove l’artista deve essere un po’ filosofo, un po’ inventore, un po’ folle, deve uscire dalla torre d’avorio e avvicinarsi al sentire comune.” - G.A.
 
Giovanni AlleviCompositore, direttore d'orchestra e pianista, ha all'attivo sei album di proprie composizioni originali:"13 Dita" (1997), "Composizioni" (2003), "No Concept" (2005), "Joy" (2006), "Allevilive" (2007), per pianoforte solo, ed "Evolution" (2008) con l'orchestra sinfonica.
Allevi è anche filosofo, laureato con lode in Filosofia con la tesi "Il vuoto nella Fisica Contemporanea", e scrittore ( "La musica in testa" Ed. Rizzoli).
Le sue tournée internazionali, che più volte hanno toccato Stati Uniti, Canada, Russia, Austria, Francia, Germania, Belgio, Balcani, Ungheria, Hong Kong e Cina, registrano ovunque il tutto esaurito, decretando Giovanni Allevi uno degli artisti contemporanei più amati dal pubblico di tutto il mondo.
Giovanni AlleviAttraverso la pubblicazione delle sue partiture orchestrali e per pianoforte solo, il compositore Allevi ridisegna i confini di una nuova Musica Classica Contemporanea. Il suo linguaggio affonda le radici nella tradizione musicale europea, aprendola alle sonorità dei nostri giorni
Attraverso la sua musica, Allevi offre una lettura nuova, estroversa e positiva del mondo contemporaneo, e ciò è testimoniato dal grande entusiasmo con cui è ovunque accolto dalle giovani generazioni.

ALIEN   

“ALIEN” è il titolo del nuovo disco di inediti di piano solo di Giovanni Allevi disponibile dal 28 settembre (prodotto da Bizart e distribuito da Sony Music).
"ALIEN"
è disponibile anche in versione DELUXE che, oltre al packaging speciale (un libretto di 32 pagine con cover rigida), conterrà una traccia esclusiva: esecuzione del "Notturno Op.27 n°2 in Reb maggiore di F. Chopin".
Sarà inoltre pubblicato in formato vinile (doppio disco) in poche copie numerate da collezione.
 

Fonte: Giovanniallevi.com 

 

LA DOLCE VITA - Il restauro di Martin Scorsese, al Festival del Cinema di Roma





“La mia idea è che si debba parlare di film prima de La Dolce Vita e di film dopo La Dolce Vita. 
  
Questa opera di Federico Fellini ha spazzato via tutte le regole della narrazione con il suo coraggio, opponendosi anche alla censura di quegli anni con una grande onestà”. 

Martin Scorsese parla con grande entusiasmo del film che il Festival di Roma ha presentato in una versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e dalla Cineteca nazionale, che, a partire dalla prossima settimana, sarà fatto circuitare gratuitamente da Medusa in alcuni cinema di tutta Italia.
 
“In quegli anni c’erano film epici e spettacolari come Ben Hur, Spartacus e Oklahoma, ma anche come Il giro del mondo in 80 giorni, ma nessuno fino ad allora aveva mai incontrato una produzione del livello autoriale, dell’intensità morale, di intelligenza e di maturità come La Dolce Vita: un film al tempo stesso spettacolare, ma anche impegnato. Un vero e proprio grande evento”.  

Continua l’autore italo – americano di cui il Festival presenta in anteprima la nuova produzione televisiva Boardwalk Empire Certo, in quegli anni c’erano i film di Bergman e L’Avventura di Michelangelo Antonioni, ma è stato questo lavoro di Fellini ha portare un forte cambiamento in tutto il mondo.

Così come conosciamo artisti come Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Caravaggio così riconosciamo la visione di Federico Fellini e la sua capacità di utilizzare la luce, di usare la macchina da presa e di creare delle inquadrature. Da quel punto in poi anche il cinema di Fellini è cambiato. La narrazione è scivolata in secondo piano, mentre  è come se lui si fosse ostinato a creare dei giganteschi affreschi. Il mondo non è cambiato molto da allora, anzi. Forse, però, gli interrogativi sollevati da Fellini ne La Dolce Vita vengono posti in maniera ancora più intensa. Del resto è stato proprio questo regista a dimostrare che puoi non tenere conto di una trama, e, al tempo stesso, riuscire a creare uno specchio della società e della vita. Federico Fellini ha modernizzato il cinema”.

Martin Scorsese spiega le implicazioni etiche del suo impegno per il restauro di film “Quello che desidero è potere offrire un senso di continuità”.

Dice “Non sono un vero e proprio storico, ma, al tempo stesso, sono convinto che senza passato non esista un futuro. Impariamo dal passato per fare il cinema. Quando ero uno studente il cinema era un’arte ancora giovane: esistevano una quarantina di anni di film americani, inglesi e francesi, mentre quelli muti non potevano essere più apprezzati in quanto non venivano proiettati. 

Oggi, invece, è possibile studiare circa 110 anni di cinema. In questo senso il mio desiderio è potere rivolgermi ai cineasti nella maniera in cui sono stato influenzato da loro e avvicinarmi al loro cinema in modo da poterli indicare ai più giovani. L’unico legame con ho questi grandi del passato è l’impatto che hanno avuto sulla mia vita e sul mio modo di intendere il cinema. Prova ne sono, nel bene e nel male, i film che ho fatto. Dunque, credo che tutti noi abbiamo un obbligo: quello di preservare il cinema per poterlo mostrare e consegnare ai nostri figli”. 

Parlando del suo lavoro come autore di ‘Cinema sul Cinema’ Martin Scorsese continua “Le influenze di una persona non si riducono ad un tipo di inquadratura o ad uno stile. 

Le cose non funzionano così, perché ci sono influenze che non possono essere definite. Come nel caso del mio documentario Letter to Elia, dedicato a Kazan: non potevo esprimere a parole un concetto troppo effimero, e l’unica maniera per poterlo fare era quella di utilizzare il cinema per esprimermi“. 

Parlando dell’Italia, Scorsese conclude “Sono sempre interessato agli ultimi film italiani usciti perché costituiscono sempre un’ispirazione interessante come Gomorra, L’Ora di Punta e Io sono l’amore. Certo, si tratta di una generazione differente, ma i temi affrontati da questi registi sono eterni e anche universali. Si sta sviluppando un nuovo stile che va incoraggiato”.

Fonte: Primissima.it di Marco Spagnoli

GRASSE - La capitale mondiale dei profumi




Grasse, in Costa Azzurra, è stata una popolare località turistica per vari secoli, con l'odore dei fiori e l’aria salubre. L'altitudine della città, compresa tra i 300 e i 400 m, e le colline alle spalle danno a Grasse clima relativamente più fresco rispetto alla costa e le spiaggie della Cote d’Azur, specialmente durante il calore dell'estate. Le qualità climatiche di Grasse sono note fin dall’antichità, la stessa Principessa Paolina Bonaparte, la sorella dell’imperatore, trascorse un periodo di vacanza a Grasse, per recuperare la sua forza fisica e mentale, come successivamente la stessa Regina Vittoria.

Grasse è però nota soprattutto per essere la città capitale mondiale dei profumi, è lo è da più di 300 anni, da quando si iniziarono a produrre essenze dalle fragranze più ricercate e raffinate, che da Grasse hanno fatto il giro del mondo ed aumentando la fortuna ed il prestigio delle principali case di moda, francesi ed internazionali.

Qui si trova il Museo Internazionale della Profumeria, da poco visitabile dopo un lungo restauro. Qui, circa cinquantamila oggetti raccontano la storia delle essenze e degli alcool, ma anche dei fard e della cosmetica. Il pezzo più prestigioso esposto è uno scrigno della Regina Maria Antonietta di Francia. 

Per raggiungere la città di Grasse si seguono dall’Italia le indicazioni per Cannes, la località costiera posta a sud-est di Nizza, e per fare questo si utilizza l’autostrada A8, la naturale prosecuzione della A10 dell’Italia. L’uscita più veloce è quella di Grasse – Le Cannet (Uscita n°42) e da qui seguire la superstrada (D6185) che supera il bel villaggio di Mougins prima di Raggiungere Grasse. In Alternativa si può uscire alla n° 44 di Antibes e poi seguire la D35 e successivamente la D6185.
Grasse è collegata poi direttamente alla Route Napoleon, che si estende verso nord-ovest in direzione di Digne-les-Bains. Questa è la strada giusta se da Grasse intendete recarvi nella zona delle Gorges du Verdon. L’aeroporti più vicini sono quello di Nizza e quello di Cannes.

Dal punto di vista climatico Grasse possiede un suo micro-clima particolare, ricco di sole per molti giorni all’anno, che è poi quello che ha consentito lo sviluppo della vocazione floreale che è stato il supporto per la successiva industria dei profumi e delle fragranze, estratte proprio dal patrimonio floreale delle campagne che avvolgono Grasse.
Le montagne a nord la proteggono dai freddi venti invernali, e quando soffia il Mistral il cielo diventa di una blu carico e l’aria elettrizzante rende la visita di Grasse davvero entusiasmante. L’estate Grasse è la meta ideale per sfuggire alle temperature torride dalla Costa Azzurra, e passare delle piacevoli serate al fresco.

Grasse è quindi perfetta per fare un break alle giornate di spiaggia, e ci sono molte cose da fare e vedere in città.
La città vecchia, o se preferite alla francese "Vieille Ville", è un borgo tutto sommato di dimensioni medio-grandi, e abbastanza interessante. Le stradine sono piacevoli da passeggiare, in un dedalo di percorsi mossi da piazzette, archi e palazzi signorili. Il fulcro dell’attività del centro si trova nella parte alta del centro storico e si tratta della Place aux Aires. Una graziosa piazza stretta ed allungata, con all’estremità una bella fontana econ alberi e portici che davano un tocco in più al mercato giornaliero di fiori e di prodotti alimentari regionali, Lungo il perimetro della piazza si trova ampia scelta di negozi alimentari e non.

Un'altra piazza da vedere si trova nella parte bassa del centro storico di Grasse si tratta della Place du Petit Puy, su cui si affaccia la cattedrale cittadina, Cathédrale Notre-Dame du Puy, una bella costruzione in pietra chiara che contiene all’interno tre dipinti di Rubens. Da segnalare lo slanciato campanile che si eleva sul lato sinistro della chiesa.

Se avete tempo a sufficienza, potete dedicarvi alla scoperta dei profumi di grasse, anche affidandovi alle società profumiere più importanti della città, la Fragonard e la Molinard.
Interessante è sicuramente il Musée international de la parfumerie
che può farvi comprendere l’arte della profumeria, e la sua storia di oltre 3.000 anni.
Il Musée Fragonard parla invece di pittura: Jean-Honoré Fragonard visse a Grasse in una villa che ora è diventata il suo museo. Vale la visita.
Nei dintorni a nord di Grasse, tra colline e montagne ci sono villaggi e siti naturali interessanti. Una meta simpatica è il vicino villaggio di Cabris, a nord-ovest di Grasse, mentre ad est, segnaliamo le belle località di Le Bar sur Loup che permette di vedere le spettacolari Gole del Loup, tra pareti di roccie verticali su cui, in alto. Domina il profilo imponente di Gourdon ed il suo castello. Gourdon è uno dei villaggi Perches più belli di tutta la Costa Azzurra e la Provenza.

Appuntamenti a Grasse:
In aprile si svolge "Venusia", il salone della bellezza e del benessere;
A maggio vi attende con “Esposizione-rosa”, un Salone Internazionale delle Rose con oltre 50.000 rose esposte.
Giugno è invece il mese della Festa della Musica.
A luglio ed agosto: Grasse si vivacizza delle “Animazioni d’estate”
In agosto Grasse è ancora più colorata grazie alla Festa del Gelsomino, completa di sfilata di fiori e battaglia di fiori, elezione di miss Gelsomino e messa in provenzale,
Settembre è il mese della fiera denominata Bio Grasse (grande mercato di prodotti "Biologici")
Dal mese di settembre al mese di giugno si svolge la Stagione teatrale
In dicembre c’è il periodo delle animazioni intorno alle feste provenzali di fine anno.



Fonte: IlTurista.info

IL BURLESQUE



Burlesque è il termine che definisce un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell'Ottocento nell'Inghilterra Vittoriana ed importato successivamente negli Stati Uniti, dove riscosse grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti (per questo veniva anche chiamato the poor man's follies, le "foliès" dei poveri).
L'origine del termine burlesque è attribuibile alla definizione francese burlesque, derivata dall'italiano burla, ispirato a sua volta dalla parola latina burra (inezia).
 
Il genere burlesque seguì due sviluppi diversi in Inghilterra e negli Stati Uniti.

In Gran Bretagna

In Gran Bretagna con la definizione burlesque ci si riferisce ad uno scritto comico, con sfumature e intenti satirici e parodistici, ispirato o da un testo drammatico o da un tipico modo di recitare i drammi, magari in auge in quel determinato periodo.
In Gran Bretagna il 'burlesque' in versi e in prosa si espanse intorno al XIV secolo grazie all'opera satirica di Geoffrey Chaucer intitolata The Canterbury Tales ("I racconti di Canterbury").
Una delle prime rappresentazioni del genere burlesque fu The Rehearsal ("La prova") del 1671 scritto dal duca di Buckingham che burlò le tragedie di John Dryden. I capolavori riconosciuti prodotti da questo genere furono The Critic ("Il critico") del 1779 di Richard Sheridan, parodia di drammi strappalacrime e la famosa The Beggar's Opera ("L'opera del mendicante") del 1728 di John Gay, presa in giro del melodramma italiano.
Nel Seicento e nel Settecento il burlesque si accostò anche a tematiche sociali e politiche come accadde nelle opere di William Makepeace Thackeray. Anche scrittori come Henry Fielding si cimentarono nel genere burlesque durante la loro carriera di autori teatrali.
Nell'Ottocento si assistette ad una svolta, sospinta dalla maggiore eterogeneità e quantità del pubblico teatrale. Il burlesque smise la sua funzione di critica letteraria burlesca, parodistica e satirica, per divenire una forma di passatempo leggero, simile alla extravaganza e alla burletta, per lo più comico e cantato. Questa evoluzione inglese produsse le light operas di Gilbert & Sullivan e perdurò nei siparietti delle riviste.

Negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti invece, il burlesque si diffuse intorno alla metà del Settecento e per oltre un secolo non godette di consensi e popolarità. Solamente intorno al 1865 venne rivitalizzato grazie ad una trasformazione di stile, genere e contenuti, che gli fece assumere una funzione di spettacolo di divertimento per adulti, imperniato su scene comiche a sfondo erotico o colte a piene mani dall'attualità, danze del ventre, siparietti improvvisati basati su doppi sensi, numeri di equilibristi o giocolieri, canti e danze.
Lydia Thompson
e la sua troupe, "the British Blondes", apparsa per la prima volta negli Stati Uniti nel 1860, suscitò scalpore ed entusiasmi con i suoi siparietti derivati dal minstrel show. Il periodo aureo del burlesque si può inquadrare dalla fine dell'Ottocento alla prima guerra mondiale, mentre nei decenni seguenti venne introdotto lo strip-tease e aumentarono le esibizioni di nudi scenici.
Quindi nel giro di pochi anni, grazie al burlesque divennero celebri i nomi di decine di favolose artiste che sapevano spogliarsi con sensualità ed ironia in dosi ben calibrate: Dixie Evans, Gipsy Rose Lee, Tempest Storm, Blaze Starr, Ann Corio, etc..
Anche Bettie Page - la celebre pin-up, icona del gusto fetish - è spesso associata al burlesque, nonostante non si sia esibita quasi mai sul palco, ma solo in alcuni film girati da Irving Klaw.
Negli Stati Uniti, sulla falsariga del vaudeville, anche il burlesque deve molto alla clowneriecirco, unendo: del
  • momenti comici semplici ed immediati;
  • danze di ballerine, col tempo sempre più svestite. Da questo tipo di spettacolo derivano gli odierni strip-show;
  • col tempo l'elemento satirico si è in parte perduto, trasformando il burlesque in un genere più simile al varietà.
In Italia già dagli anni trenta fino a tempi più recenti è stato possibile trovare similitudini del burlesque nell'arte del mimo e nel trasformismo di Leopoldo Fregoli nel teatro di rivista e di Ettore Petrolini nell'avanspettacolo, e poi nel cinema e nel teatro leggero (fino a Gigi Proietti e Paolo Villaggio).

Il New-Burlesque

Negli anni novanta, sull'onda della moda legata alla cultura vintage, è nato il new-burlesque, da cui viene fatto derivare anche il dark cabaret.
I nomi più famosi del panorama contemporaneo di questa forma artistica sono quelli di Immodesty Blaize, Dirty Martini, Julie Atlas Muz, le Pontani Sisters, Catherine D'Lish, Dita Von Teese .
Dopo la riscoperta all'interno dello showbiz statunitense, il burlesque si è diffuso anche in Australia e in diversi paesi d'Europa.
Molti divi musicali contemporanei si sono ispirati alla cultura del burlesque per le loro esibizioni: tra di loro Madonna, Christina Aguilera, Gwen Stefani, Marilyn Manson e Lady Gaga.

Fonte: Wikipedia.it


Il Burlesque nel Cinema
Esce negli Stati Uniti il 24 Novembre il film BURLESQUE che vede l'esordio come protagonista di Christina Aguilera.
In Italia bisognerà attendere il 18 febbraio 2011.
La cantante sarà impegnata nei panni di Ali, una camieriera del Burlesque Lounge, locale in difficoltà economica di proprietà di Tess, interpretata da Cher, ballerina in pensione.



domenica 31 ottobre 2010

SALVADOR DALI' - Il sogno si avvicina a Milano dal 22 Settembre 2010 al 30 Gennaio 2011

SALVADOR DALI' - Il sogno si avvicina  
a Milano dal 22 Settembre 2010 al 30 Gennaio 2011

In occasione della Mostra, con il Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,vogliamo fare omaggio ad uno dei più grandi Artisti del 900.



La Fondazione GALA- SALVADOR DALI' è un Ente privato nato per salvaguardare,difendere, promuovere, il territorio e le Opere del grande Pittore. 



Il Teatro-Museo Dalí si trova in Plaça Gala-Salvador Dalí, 5 a Figueres in Spagna. 
Il museo è dedicato interamente al pittore Salvador Dalí.
Il cuore del museo è l'edificio che ha ospitato il teatro cittadino quando Dalì era ancora un bambino e dove è stata organizzata una delle prime esposizioni pubbliche del giovane Dalì. Il vecchio teatro fu bombardato durante la guerra civile spagnola ed è rimasto in rovina per decenni, fino a quando Dalì e il sindaco di Figueres decisero di ricostruirlo come museo da dedicare al più celebre cittadino della città, nel 1960. Il museo occupa tuttavia anche alcuni spazi ed edifici adiacenti al vecchio teatro.
Il museo ha aperto nel 1974, espandendosi di continuo durante gli anni ottanta. Ospita la più grande collezione di opere dell'artista (sebbene con poche opere di grande rilievo), parte della quale deriva direttamente dalla collezione personale del pittore.
Oltre ai dipinti di Dalì, il museo contiene sculture, collage, marchingegni meccanici e un salotto i cui mobili, osservati da una certa prospettiva, sembrano la faccia dell'attrice Mae West.
Il museo possiede inoltre una piccola selezione di opere di altri artisti (El Greco, Marcel Duchamp, ad esempio) collezionate da Dalì, e una galleria dedicata ai lavori dell'artista catalano, amico e compagno di Dalì, Antoni Pitxot, che divenne direttore del museo dopo la morte di Dalì.
Dalí è sepolto in una cripta nel basamento del museo.




I gioielli disegnati da SALVADOR DALI'              Per acquistare il Libro 


La collezione di gioielli di Salvador Dalí ritorna finalmente in patria: disegnata e realizzata tra il 1941 e il 1958, la preziosa raccolta passa di mano in mano per oltre quarant’anni. Mentre fondazioni americane e magnati arabi se la contendono, essa va arricchendosi di nuovi meravigliosi pezzi finché, nel 1999, viene acquisita dalla Fundación Gala - Salvador Dalí, che la colloca definitivamente in quella che più di ogni altra può definirsi la sua dimora naturale, il Teatro - Museo Dalí di Figueras. Il volume, oltre alle splendide fotografie, contiene il documento con cui Dalí consegna al mondo la sua creazione, concepita non per restare chiusa in una cassaforte. È un Dalí che si autocelebra, paladino di un nuovo Rinascimento, che trasfonde nei diamanti, negli smeraldi, nei rubini e nelle perle la sua visione planetaria e universale dell’arte e la sua concezione del fluire del tempo. Un saggio di Montse Aguer fa luce sulla simbologia e sull’antropomorfismo sotteso nell’opera dell’artista catalano, mentre Antonio Pitxot e Oscar Tusquets, ricordando l’amicizia che li legava a Dalí, offrono una testimonianza molto personale. (Edizione inglese e spagnola)




I MAORI, gli ALL BLACKS e la Nuova Zelanda

I maori, primi abitanti della Nuova Zelanda, giunsero qui dalle isole della Polinesia intorno al 1200 dC. Avevano viaggiato per migliaia di chilometri su canoe a doppio scafo, le waka, orientandosi grazie alle stelle, alle correnti e al volo degli uccelli.

La maggior parte dei maori traccia il proprio whakapapa (albero genealogico) a partire da una delle waka di quei pionieri polinesiani. Il capitano di una di queste imbarcazioni si chiamava Kupe, e fu sua moglie a battezzare la nuova terra Aotearoa, ‘terra della lunga nuvola bianca’.

La società maori è di tipo tribale, e sebbene la maggior parte dei maori viva nelle città, molti di essi mantengono un forte legame con le proprie iwi (tribù). Il te reo Maori, la lingua maori, è comune a tutte le iwi ed è una delle lingue ufficiali della Nuova Zelanda. I maori vantano inoltre un ricco bagaglio di miti e leggende, una forte tradizione artistica e una suggestiva tradizione orale.

Nella tradizionale società Maori, gli individui vivono principalmente all'interno del whanau (famiglia). Le famiglie si uniscono per formare gli hapu (sotto tribù). I gruppi più numerosi sono chiamati iwi (tribù). Vi sono 79 siti tradizionali tribali in tutta la Nuova Zelanda. Gli iwi sono guidati dai rangatira (capi). Un importante capo si dice che abbia un ottimo mana (autorità spirituale)ed è visto come tapu (sacro). Tapu è un concetto molto significativo ai Maori. Lo stile di vita dei Maori è basato su cooperazione, lealtà, orgoglio e rispetto ed è incentrata sul marae, una pezzo di terra dove vi è una casa per gli incontri decorata con intagli stilizzati di antenati tribali. La discendenza è di vitale importanza per i Maori.

Oggi oltre l'80% della popolazione Maori vive in zone urbane. La partecipazione nel commercio, nel governo, negli affari pubblici, nell'educazione è in crescita ed i Maori stanno incominciando ad essere riconosciuti come una parte della società della Nuova Zelanda da valorizzare e di vitale importanza.

La HAKA

La Haka è la danza tipica del popolo Maori, l'etnia originaria della Nuova Zelanda, spesso considerata semplicemente, ma erroneamente, una danza di guerra. È stata resa celebre, nello stile della Ka Mate, dagli All Blacks, la nazionale di rugby neozelandese.

Che cos'è la HAKA

Nel suo libro "Maori Games and Haka", lo studioso Alan Armstrong descrive la Haka così:
"La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi... tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l'esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l'espressione della passione, del vigore e dell'identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell'anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti."
È dunque una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, e può avere molteplici significati. Non si tratta, infatti, solo di una danza di guerra o intimidatoria, come è spesso erroneamente considerata, ma può voler anche essere una manifestazione di gioia, di dolore, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti.
È comunque un rituale che cerca di impressionare, come si può ben vedere dall'esibizione degli All Blacks: si roteano e si spalancano gli occhi, si digrignano i denti, si mostra la lingua, ci si batte violentemente il petto e gli avambracci, si dà quindi un saggio di potenza e coraggio, che si ricollega allo spirito guerriero dei Maori.

La HAKA nel Rugby

Il primo uso dell'Haka a scopo intimidatorio nel rugby avvenne da parte della squadra di Nativi neozelandesi, in occasione del loro primo tour fuori dalla loro patria, in Gran Bretagna, avvenuto nel 1888-1889. Non è certo se già in quell'occasione la variante di danza proposta fosse la "Ka Mate". È certo però che veniva eseguita con i giocatori avvolti in mantelli bianchi e con un berretto nero che veniva lanciato in aria alla fine del tour
La prima performance dell'Haka da parte della nazionale ufficiale venne tenuta nel corso del tour del 1905, durante il quale venne coniato il termine "All Blacks" per la prima volta.
Il testo della Ka Mate non ha, ovviamente, una connessione con questo sport, ma risale alla tradizione maori come tutti gli altri.
Altre squadre di rugby propongono danze simili: la kailao (Isole Tonga), la Siva Tau (Isole Samoa), la Cibi (Isole Figi). Anche i Pacific Islanders hanno ovviamente una tradizione similare.




La HAKA nella Musica

Molti DJs hanno campionato la Haka per creare le loro produzioni, la più recente risale al 2005 ed è la produzione di Nitro-D vs. Stormland, intitolata appunto "Haka".

Fonti: Wikipedia.it

venerdì 29 ottobre 2010

Il ritorno di Silvia Mezzanotte nei MATIA BAZAR




“E` bastato incontrarsi per caso, tra un'ospitata televisiva e un concerto, per ritrovarsi in studio ad ascoltare le nuove canzoni”. Così i Matia Bazar commentano, sul settimanale ‘Tv Sorrisi e Canzoni’, il ritorno di Silvia Mezzanotte nella formazione, come vocalist, della band.
“Sapevamo che il materiale sul quale stiamo lavorando aveva bisogno della sua personalità: le affinità artistiche sono tante e l`entusiasmo di tutti - prosegue la band - ci ha portato a volerla interprete delle nostre nuove canzoni e a pensare di tornare insieme per il nuovo album che uscirà entro l`anno”.
“Con i Matia i rapporti sono stati sempre ottimi, non c’è mai stata separazione sul piano personale”, aggiunge Silvia Mezzanotte. “Ritrovarsi è stato inaspettato e, allo stesso tempo, naturale. Siamo cresciuti, soprattutto abbiamo maturato nuove idee, e questi cambiamenti saranno utili nel nuovo lavoro, che è la sintesi dei nostri rispettivi percorsi artistici”.
Una ‘reunion’ - quella tra Piero Cassano, Giancarlo Golzi, Fabio Perversi e Silvia Mezzanotte - che nasce da una nuova intesa artistica tra la cantante e il gruppo: il primo appuntamento sarà l`uscita del nuovo album, al quale stanno già lavorando in studio da un mese, e una lunga tournèe prevista per il 2011. Silvia Mezzanotte è stata già vocalist dei Matia Bazar dal 1999 al 2004: nel 2002 la band ha vinto il festival di Sanremo con ‘Messaggio d’amore’.

Photo: Daniele Mignardi Articolo tratto da: matiabazar.com

NIGHT IS YOUNG - Nelly Furtado

 
 
 
Dopo averla sentita per tutta l'estate con il tormentone “Hot n Fun” insieme ai N.E.R.D., la sempre più “eclettica” Nelly Furtado torna a farci sentire qualcosa di unicamente suo, il singolo “Night Is Young”, che accompagna l'uscita del suo The Best Of Nelly Furtado, compilation che ripercorre tutte le fasi della sua carriera: dagli esordi di “I'm Like A Bird” fino alle sue più recenti hit come “Manos Al Aire”, passando per grandi successi come “Powerless”, “Turn Off The Light”, “Maneater”, “Say It Right” e chi più ne ha più ne metta.
Comprende inoltre tre inediti, “Stars”, “Girlfriend In The City” e, appunto, “Night Is Young”.

Night Is Young” (che inizialmente doveva chiamarsi “Free”) è un brano che riprende un po' gli ultimi lavori della cantante canadese.
Infatti si può notare come il suo ritmo veloce e incalzante e i suoni elettronici che l'accompagnano ammicchino piuttosto pesantemente ad un genere electro-pop che si presta molto facilmente a remix da discoteca.
Ovviamente la sua peculiarità sta nel contrasto tra le caratteristiche sonore profonde, quasi futuristiche del brano e la dolcezza della voce di Nelly, come è contraddistinto un po' tutto il suo repertorio.

Inoltre sarà pubblicata anche una versione deluxe di questo album, che comprende collaborazioni con artisti del calibro di Michael Bublé, The Roots, Juanes e Tiesto.
E intanto è già prevista per il 2011 l'uscita del suo quinto album, che dovrebbe chiamarsi Lifestyle.
 
Articolo di Luca Stasi tratto da: Musicsite.it

COW Parade

Ciao amici,
guardate come sono belle queste mucche tutte colorate e con disegni veramente originali.
Ce ne sono in giro per tutto il mondo, chissà, domattina aprendo la porta di casa ve ne ritrovate una proprio davanti !





mercoledì 27 ottobre 2010

Street View Maps















Credits: AP Photos/Jacques Brinon

Arthur Poirier lavora per Google: con il suo triciclo dotato di telecamera, riprende le strade di Parigi, che finiranno poi su Street View Maps. Insieme a lui stanno girando per Parigi anche due persone a piedi, per riprendere le immagini delle zone accessibili ai soli pedoni.

Google si scusa per la raccolta di dati wi-fi con Street View

"Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le autorità"

Google, nel mirino delle Authority per la raccolta di dati sensibili durante le riprese di Street View, si è scusata per l'accaduto e ha ribadito la propria disponilità a collaborare. "La raccolta accidentale di dati wifi da parte delle auto di Street View è stato un errore del quale siamo profondamente spiacenti e per cui ci scusiamo. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le Autorità", ha spiegato la società dopo la notizia che la procura di Roma ha aperto un fascicolo d'inchiesta su Google Street View, il sistema per visitare dal proprio computer, in tridimensionale, ogni parte del mondo. L'indagine è stata avviata dopo l'invio nelle scorse settimane da parte del Garante della privacy della istruttoria compiuta sull'opzione presente sulle pagine web del più noto e diffuso motore di ricerca del mondo. Il fascicolo, che è stato affidato dal procuratore capo Giovanni Ferrara al pm Eugenio Albamonte, è al momento a carico di ignoti.

Articolo tratto da : Virgilio Notizie


Street-Fashion




E' dalla strada che molti stilisti si ispirano per le proprie collezioni oppure è viceversa, è dalla passerella alla strada che arrivano le ultime tendenze delle fashion victim.

Da “Sex in the city” in avanti, il gioco è fatto. L’abito alla moda esce dalle passerelle per approdare in strada accessoriato di individualità, diventando così involucro unico e “stiloso” di urban-people sempre più fashion. La stravaganza di strada, fino a pochi anni fa giudicata o perlomeno squadrata, oggi diventa molto più che tendenza, diventa rivoluzione: la Street Fashion Revolution. Nata in Giappone, la rivoluzione del trend 2.0 è una lotta all’omologazione del vestire e consiste nella personalizzazione di capi firmati presenti e passati e nella creazione di veri e propri cataloghi virtuali in cui a far da stylist e modelle sono le fashion victim stesse.
Una moda user-generated quindi, che predilige la comunicazione democratica e accessibile della rete in generale e del blog in particolare, senza però passare inosservato ai grandi media tradizionali come il “New York Times” che, ad esempio, dedica all’argomento la video-rubrica “On the street”.

L’impegno al trasformismo alla Carrie Bradshaw in Italia c’è, ma il confronto tra la street-fashion internazionale e lo StreetMemo, dimostra un nostro persistente attaccamento alla moda da passerella; l’abito, così come lo si trova in negozio, fatica a subire la rivoluzione della strada. Per una volta che il monaco sia rappresentato proprio dall’abito? Forse si, qui arenato alle sue origini, restio al cambiamento.

Articolo di Silvia Costa tratto da: Cultumedia Magazine






RABARAMA

RABARAMA


Vogliamo parlarvi di una bravissima artista di cui LooLoo è innamorata da anni per le sue opere inconfondibili e vogliamo condividere con voi le opere e la vita dell'artista.

Paola Epifani, in arte Rabarama, nasce a Roma nel 1969.
Figlia d’arte, dimostra fin da bambina un innato talento per la scultura.
La sua educazione artistica si forma dapprima al Liceo Artistico di Treviso e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Diplomatasi a pieni voti nel 1991, prende parte fin da subito a numerosi premi nazionali e internazionali di scultura, ottenendo un crescente successo di critica e pubblico. Attualmente vive e lavora a Padova. Rabarama sperimenta un modo originale per descrivere la figura umana, collegandosi a precisi punti di riferimento filosofici, questioni che da sempre agitano il pensiero sulla natura e il destino dell’essere umano. La metamorfosi incarna l’ideale svolgimento di un’intera esistenza, per cui dalla condizione iniziale di soggetto vincolato, si arriva ad una condizione esistenziale di completa rigenerazione attraverso la libertà. Rabarama dialoga in maniera serrata e immediata col fruitore, gli offre la possibilità di confrontarsi con tematiche scottanti e decisamente attuali mediante il linguaggio del corpo, quali le mutazioni genetiche, l’ambiguità umana, l’identità dell’uomo contemporaneo, spinte da una forza primigenia e visionaria, remota e senza tempo. Metamorfosi formale e aspirazione di libertà assoluta: queste le linee guida presenti nell’attuale fase artistica. Rabarama è considerata dalla critica e dal collezionismo più esigente un’artista completa grazie ai continui riconoscimenti ufficiali sia sul mercato italiano che in quello internazionale.La sua produzione, alquanto eclettica e sfaccettata, si ripartisce tra le sculture di terracotta, bronzo dipinto, marmo, vetro; arricchiscono la ricerca artistica di Rabarama, oltre alla pittura ad olio, le inclusioni di resina, i gioielli d’artista in oro, i recenti monotipi in gomma, le opere grafiche. Negli ultimi anni sono state organizzate numerose mostre con un alto riscontro a livello internazionale.






Tutte le immagini dell'artista RABARAMA, sono tratte dal sito www.rabarama.com


Dal 3 Ottobre 2010 - Moana CASTA DIVA

Moana casta diva
Dal 03 Ottobre 2010
via Trieste 32/a - 25121 Brescia, Brescia
Note: Le fotografie di GIANFRANCO SALIS. Esposizione fotografica di taglio artistico dedicata a Moana Pozzi. Ventidue fotografie di posa a figura intera realizzate da Gianfranco Salis tra il 1988 e il 1989. Gli scatti, di cui quindici del tutto inediti, immortalano uno dei personaggi italiani più controversi e affascinanti degli ultimi decenni mostrando con raffinatezza e gusto non solo la rara bellezza di una donna ma anche la sua spiccata personalità e il suo carisma.

Collana nera in cristalli

Collana realizzata ocn cristalli neri. Rosa centrale in fimo. Gocce in cristallo
Chiusure e catene nichelfree. Per acquistarla visita il nostro E-Shop

 
Il Festival Internazionale del Film di Roma
La quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma si svolgerà dal 28 ottobre al 5 novembre 2010 presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il complesso architettonico firmato dal celebre architetto Renzo Piano.

La manifestazione occuperà ogni ambito del complesso. Le cinque sale - Santa Cecilia, Sinopoli, Petrassi, Teatro Studio, Studio 3 – accoglieranno proiezioni e incontri, mentre negli spazi di Foyer, AuditoriumArte, Spazio Risonanze e il museo Archeologico ospiteranno numerose altre iniziative.

Durante il Festival, i 1300 mq del viale che conduce alla spettacolare Cavea dell’Auditorium saranno trasformati in uno dei più grandi Red Carpet del mondo, una passerella unica dove sfilano le stelle del cinema internazionale, ma anche gli spettatori, veri e propri protagonisti della manifestazione.

Accanto agli spazi dell’Auditorium sorgerà il Villaggio del Cinema, un complesso di oltre 6.000 mq, costituito da tensostrutture, padiglioni e stand in acciaio e vetro appositamente realizzate per la manifestazione e i suoi visitatori.

Nel Villaggio verranno messi a disposizione info point, biglietterie, un’ampia area Food - articolata fra bar, punti ristoro, pizzerie, ristoranti – negozi e aree tematiche dedicate agli sponsor.
Come ogni anno, l’atmosfera unica del Festival Internazionale del Film di Roma si estenderà all’intera città: la capitale sarà attraversata e animata da iniziative dedicate al cinema, allestite nei luoghi storici della città, presso le sue istituzioni culturali e le varie associazioni di settore.

Il Festival Internazionale del Film di Roma è realizzato dalla Fondazione Cinema per Roma: soci fondatori sono il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Provincia di Roma, la Camera di Commercio e la Fondazione Musica per Roma.