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mercoledì 22 dicembre 2010

That's Bakery a Milano - Quando il Fashion incontra il gusto



Le prelibatezze americane sbarcano a Milano. Tutte le famose Cupcakes di "sex and the city" per golosi e modaioli.

Ragazzi, se passate in Via Vigevano, 41 zona Porta Genova qui a Milano, non potete privarvi della gioia di entrare da That’s Bakery, delizioso locale di concezione American Food voluto e ideato da Barbara e Alfonso che hanno avuto l’idea giusta, quella che mancava a Milano.

Il locale ha aperto i battenti ad Ottobre 2010 ma il successo è stato immediato, proprio l’idea giusta !

Vi consigliamo di assaggiare le golosissime CupCake al burro di arachidi, la pumkin cupcake frosting allo zucchero e tortina speziata allo zenzero, la torta double chocolate veramente lussuriosa.


















E poi vi consigliamo anche la layer cake, torta multistrato a cui non potete rinunciare e poi, le cheescake e poi, e poi, e poi….. che delizia !

Ogni volta che passiamo davanti a That’s Bakery, non possiamo rinunciare al gusto, facendo godere anche gli occhi eh si, anche l’occhio vuole la sua parte.















La domenica poi, prenotando allo 02/ 8394890, è possibile fare il classico Brunch con gli amici.

Che dire d’altro, ci vediamo la ?

Foto gentilmente concesse da That's Bakery

lunedì 1 novembre 2010

IL BURLESQUE



Burlesque è il termine che definisce un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell'Ottocento nell'Inghilterra Vittoriana ed importato successivamente negli Stati Uniti, dove riscosse grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti (per questo veniva anche chiamato the poor man's follies, le "foliès" dei poveri).
L'origine del termine burlesque è attribuibile alla definizione francese burlesque, derivata dall'italiano burla, ispirato a sua volta dalla parola latina burra (inezia).
 
Il genere burlesque seguì due sviluppi diversi in Inghilterra e negli Stati Uniti.

In Gran Bretagna

In Gran Bretagna con la definizione burlesque ci si riferisce ad uno scritto comico, con sfumature e intenti satirici e parodistici, ispirato o da un testo drammatico o da un tipico modo di recitare i drammi, magari in auge in quel determinato periodo.
In Gran Bretagna il 'burlesque' in versi e in prosa si espanse intorno al XIV secolo grazie all'opera satirica di Geoffrey Chaucer intitolata The Canterbury Tales ("I racconti di Canterbury").
Una delle prime rappresentazioni del genere burlesque fu The Rehearsal ("La prova") del 1671 scritto dal duca di Buckingham che burlò le tragedie di John Dryden. I capolavori riconosciuti prodotti da questo genere furono The Critic ("Il critico") del 1779 di Richard Sheridan, parodia di drammi strappalacrime e la famosa The Beggar's Opera ("L'opera del mendicante") del 1728 di John Gay, presa in giro del melodramma italiano.
Nel Seicento e nel Settecento il burlesque si accostò anche a tematiche sociali e politiche come accadde nelle opere di William Makepeace Thackeray. Anche scrittori come Henry Fielding si cimentarono nel genere burlesque durante la loro carriera di autori teatrali.
Nell'Ottocento si assistette ad una svolta, sospinta dalla maggiore eterogeneità e quantità del pubblico teatrale. Il burlesque smise la sua funzione di critica letteraria burlesca, parodistica e satirica, per divenire una forma di passatempo leggero, simile alla extravaganza e alla burletta, per lo più comico e cantato. Questa evoluzione inglese produsse le light operas di Gilbert & Sullivan e perdurò nei siparietti delle riviste.

Negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti invece, il burlesque si diffuse intorno alla metà del Settecento e per oltre un secolo non godette di consensi e popolarità. Solamente intorno al 1865 venne rivitalizzato grazie ad una trasformazione di stile, genere e contenuti, che gli fece assumere una funzione di spettacolo di divertimento per adulti, imperniato su scene comiche a sfondo erotico o colte a piene mani dall'attualità, danze del ventre, siparietti improvvisati basati su doppi sensi, numeri di equilibristi o giocolieri, canti e danze.
Lydia Thompson
e la sua troupe, "the British Blondes", apparsa per la prima volta negli Stati Uniti nel 1860, suscitò scalpore ed entusiasmi con i suoi siparietti derivati dal minstrel show. Il periodo aureo del burlesque si può inquadrare dalla fine dell'Ottocento alla prima guerra mondiale, mentre nei decenni seguenti venne introdotto lo strip-tease e aumentarono le esibizioni di nudi scenici.
Quindi nel giro di pochi anni, grazie al burlesque divennero celebri i nomi di decine di favolose artiste che sapevano spogliarsi con sensualità ed ironia in dosi ben calibrate: Dixie Evans, Gipsy Rose Lee, Tempest Storm, Blaze Starr, Ann Corio, etc..
Anche Bettie Page - la celebre pin-up, icona del gusto fetish - è spesso associata al burlesque, nonostante non si sia esibita quasi mai sul palco, ma solo in alcuni film girati da Irving Klaw.
Negli Stati Uniti, sulla falsariga del vaudeville, anche il burlesque deve molto alla clowneriecirco, unendo: del
  • momenti comici semplici ed immediati;
  • danze di ballerine, col tempo sempre più svestite. Da questo tipo di spettacolo derivano gli odierni strip-show;
  • col tempo l'elemento satirico si è in parte perduto, trasformando il burlesque in un genere più simile al varietà.
In Italia già dagli anni trenta fino a tempi più recenti è stato possibile trovare similitudini del burlesque nell'arte del mimo e nel trasformismo di Leopoldo Fregoli nel teatro di rivista e di Ettore Petrolini nell'avanspettacolo, e poi nel cinema e nel teatro leggero (fino a Gigi Proietti e Paolo Villaggio).

Il New-Burlesque

Negli anni novanta, sull'onda della moda legata alla cultura vintage, è nato il new-burlesque, da cui viene fatto derivare anche il dark cabaret.
I nomi più famosi del panorama contemporaneo di questa forma artistica sono quelli di Immodesty Blaize, Dirty Martini, Julie Atlas Muz, le Pontani Sisters, Catherine D'Lish, Dita Von Teese .
Dopo la riscoperta all'interno dello showbiz statunitense, il burlesque si è diffuso anche in Australia e in diversi paesi d'Europa.
Molti divi musicali contemporanei si sono ispirati alla cultura del burlesque per le loro esibizioni: tra di loro Madonna, Christina Aguilera, Gwen Stefani, Marilyn Manson e Lady Gaga.

Fonte: Wikipedia.it


Il Burlesque nel Cinema
Esce negli Stati Uniti il 24 Novembre il film BURLESQUE che vede l'esordio come protagonista di Christina Aguilera.
In Italia bisognerà attendere il 18 febbraio 2011.
La cantante sarà impegnata nei panni di Ali, una camieriera del Burlesque Lounge, locale in difficoltà economica di proprietà di Tess, interpretata da Cher, ballerina in pensione.



mercoledì 27 ottobre 2010

Street-Fashion




E' dalla strada che molti stilisti si ispirano per le proprie collezioni oppure è viceversa, è dalla passerella alla strada che arrivano le ultime tendenze delle fashion victim.

Da “Sex in the city” in avanti, il gioco è fatto. L’abito alla moda esce dalle passerelle per approdare in strada accessoriato di individualità, diventando così involucro unico e “stiloso” di urban-people sempre più fashion. La stravaganza di strada, fino a pochi anni fa giudicata o perlomeno squadrata, oggi diventa molto più che tendenza, diventa rivoluzione: la Street Fashion Revolution. Nata in Giappone, la rivoluzione del trend 2.0 è una lotta all’omologazione del vestire e consiste nella personalizzazione di capi firmati presenti e passati e nella creazione di veri e propri cataloghi virtuali in cui a far da stylist e modelle sono le fashion victim stesse.
Una moda user-generated quindi, che predilige la comunicazione democratica e accessibile della rete in generale e del blog in particolare, senza però passare inosservato ai grandi media tradizionali come il “New York Times” che, ad esempio, dedica all’argomento la video-rubrica “On the street”.

L’impegno al trasformismo alla Carrie Bradshaw in Italia c’è, ma il confronto tra la street-fashion internazionale e lo StreetMemo, dimostra un nostro persistente attaccamento alla moda da passerella; l’abito, così come lo si trova in negozio, fatica a subire la rivoluzione della strada. Per una volta che il monaco sia rappresentato proprio dall’abito? Forse si, qui arenato alle sue origini, restio al cambiamento.

Articolo di Silvia Costa tratto da: Cultumedia Magazine